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RICORDO DI GIAMPIERO POZZONI – UN ALTRO LUTTO IN FEDIC

di Paolo Micalizzi

A qualche giorno di distanza dalla scomparsa di Rolf Mandolesi mi è giunta un’altra triste notizia, che mi è stata comunicata con queste parole, e io l’ho riferita al Presidente FEDIC Lorenzo Caravello: “Caro Paolo, sono Luigi Santagostino. Ti comunico una triste notizia. Ieri mattina se ne è andato Giampiero Pozzoni, anni 88. Il cuore. Era una vera colonna del Cineclub Milano. Ciao.

Luigi Santagostino che era molto amico ed era in contatto con Giampiero Pozzoni. Giampiero io l’ho conosciuto al Festival di Montecatini dove arrivava, appunto, insieme a Luigi Santagostino ed al gruppo del Cineclub Milano di cui era socio.

Caro Paolo, sono Luigi Santagostino. Ti comunico una triste notizia. Ieri mattina se ne è andato Giampiero Pozzoni, anni 88. Il cuore. Era una vera colonna del Cineclub Milano. Ciao.

A quel Festival Giampiero Pozzoni ha presentato tante sue opere, a partire dal 1969 in cui ebbe ad esordire nel cinema con “Noi” TROVARE SU “Il cineamatore” qualche Notizia. Di cortometraggi, come rilevo dalla sua Filmografia (in “Lo sguardo liberato – FEDIC 1949/1999, a cura di Roberto Chiesi con la collaborazione di Anna Maria Quarzi – Edizioni Manent, 1999) ne ha diretti, od ha collaborato, ben 25. Pensando a lui, un titolo si fa strada decisamente nella mia memoria: “Ballatoio quasi una trincea” (1973), un Super 8 diretto con Nino Giansiracusa, Luigi Santagostino, Claudio Secchi e Gianni Vida che costituisce un’inchiesta sulla speculazione edilizia a Milano.  “Il Gruppo di Giansiracusa, scrive a proposito Luigi Serravalli, entrando nelle case, nei piccoli salotti odoranti di minestra di cavoli, dove sulla consolle fa bella mostra la radio Marelli del 1940. Entra in ambienti puzzolenti, vetusti, cascanti; sporchi, anche se tenuti con amorosa ma inutile cura dagli occupanti data la mancanza di una pulizia di base. La macchina da presa registra tutto di questa ‘altra Italia’: gli italiani anziani che, dopo una vita di lavoro sono respinti ai confini della megalopoli con la pensione sociale (intorno alle trentamila lire al mese). Gente che si accontenta di vivere di caffelatte negli ultimi anni della sua vita pur di avere un tetto sulla testa…in ‘Ballatoio’ si analizza questa situazione esistenziale, senza crepuscolarismi o populismi, in modo oggettivo…”. “Ballatoio”, continua Luigi Serravalli, resta un modello da seguire, il cineamatore deve svolgere un compito pubblico”. Che erano le motivazioni che spingevano il Gruppo milanese di cui Giampiero faceva parte.

Attenzione all’esistenza dell’uomo nelle opere di Giampiero Pozzoni come esprime in “Monocinema” (1978) incentrato sul tema della solitudine. Ma anche ai problemi umani causati dalla politica come in “25 aprile 1978: 8” sul caso Moro in cui alla radio che diffonde il comunicato numero 8 delle B.R. alterna gli interventi dei politici simboleggiati, come scrisse Giampaolo Bernagozzi, da bruchi che paiono consumare e divorare tutto, nuovi animali per sottolineare una zona ampia di delusioni, di iroso sarcasmo, di rabbia raccolta sino dai giorni del lontano 1945”.

Un cinema d’impegno sociale e politico quello di Giampiero Pozzoni, che ha contribuito all’evoluzione della FEDIC nel superamento di un periodo in cui il cineamatore amava chiudersi in se stesso trastullandosi ad usare la cinepresa per riprendere immagini che servivano solo a stesso.

In questo ricordo di Giampiero Pozzoni intervengono amici che lo hanno conosciuto e che qui gli rendono omaggio.