Persone

MARCO PAOLO PAVESE, UN CINEASTA EVOLUTO

di Marina Belfiore

Lo scorso 28 ottobre a Genova Cornigliano, presso Villa Bombrini, si è tenuta una serata in memoria di Marco Paolo Pavese, socio storico del Cineclub Fotovideo Genova, venuto a mancare nel mese di luglio scorso.
Se non è facile raccontare una vita intera in poche parole è anche più difficile raccontare la vita di Marco Paolo Pavese in qualche riga. I miei ricordi su di lui si perdono in un tempo lontanissimo dove, ancora bambina, vidi venirmi incontro per salutarmi, mentre accompagnavo mio padre Bruno Belfiore a ritirare quello che sarebbe stato il primo dei suoi futuri innumerevoli premi cinematografici amatoriali, un incredibile personaggio fuori dalle regole, molto sopra le righe.
Capelli lunghi, biondi, bello come un attore hollywoodiano, ero troppo piccola per rendermi conto del suo fascino e della sua geniale follia. Ma ebbi modo di vivere molti anni al suo fianco mentre, insieme a mio padre, le creazioni cinematografiche dei due si susseguivano rapidamente talvolta producendo documentari, talaltra dando vita a film intrisi di un pizzico di follia, realizzati con l’ausilio di invenzioni estemporanee che si rifacevano agli “Effetti speciali” dei film professionali. Diverse volte venni coinvolta in questi lungometraggi che oggi, con un sorriso perso tra i ricordi, oserei definire anche un poco rischiosi, visto che le telecamere venivano fatte scorrere lungo funi improvvisate che scendevano dai tetti per riprendere barili di latta catapultati giù da ripide scalinate. Ricordo che si stava col fiato sospeso fino a che tutto non fosse finito per poi correre a raccattare i pezzi rimasti alla fine della ripresa ridendo all’impazzata fieri del successo e dei danni contenuti dell’impresa compiuta.

Mio padre e Marco divennero ben presto compagni di ventura: interminabili nottate passate nello studio che avevano approntato in una piccola costruzione super attrezzata di tutto il necessario situata nel giardino di casa nostra, lasciavano presagire il parto di qualche altra diavoleria cinematografica. Ricordo bene quando la notte non riuscivo a chiudere occhio per il putiferio che facevano in quel capanno: risate, rumori assordanti, musiche ad altissimo volume, fumi e botti. Sembrava di essere nell’antro di Mago Merlino e di Maga Magò. Se devo essere sincera talvolta non sapevo se amarli o odiarli ma di sicuro la mia infanzia e la mia adolescenza trascorsero in un modo molto al di fuori del comune. Ricordo che una mattina mi svegliai e, uscendo dalla mia cameretta, fui attorniata da una marea di farfalle, uscite dai bozzoli raccolti da mio padre che si erano schiusi contemporaneamente la notte per dar vita ad un festoso tripudio di creature multicolori che volavano cercando qualche via di uscita per riversarsi nel mondo. Imparai anche ad amare i piccoli delle mantidi religiose che, ancora oggi dopo innumerevoli anni, difendo dalle formiche che li attendono all’alba della loro vita, per divorarli senza tanti complimenti.
Ricordo con nostalgia l’amicizia tra i due uomini come uno dei periodi più luminosi della mia vita. Non che filasse tutto liscio anzi, presi dall’entusiasmo ridevano, creavano e litigavano in egual misura ma finivano sempre per riappacificarsi in nome di uno scopo più elevato: quello delle loro pellicole e dei loro divertimenti che li rendevano un po’ bambini capricciosi ma sempre pronti a riprendere il gioco.
Ovviamente non sempre collaboravano, ognuno era un mondo a sé con i propri peculiari interessi e, mentre mio padre continuava la sua attività preminentemente documentaristica Marco si dedicava ad altri orizzonti cinematografici.
Di lui, mia madre ha conservato diversi articoli di giornale così come molte foto che lo ritraevano orgoglioso e sorridente, nel pieno dei suoi successi mentre gli venivano consegnati i premi per la sua pregevole produzione filmografica.

I titoli degli articoli non lasciavano dubbi sulle sue capacità e sulla sua inventiva: “Marco Paolo Pavese, fino a ieri sconosciuto regista genovese, approda a New York”, e “Dal documentario alla Rai -TV” con il film “Inutile necessario” cui ha collaborato Bruno Belfiore, M. P. Pavese ha vinto un concorso che ha portato alcune linee aeree internazionali a programmare il suo film durante le ore di volo”. E ancora “A New York, Genova è conosciuta attraverso le immagini di Marco Paolo Pavese”.
Il giornale “Il lavoro” il giorno 27 settembre 1985 scrive: “Pioggia di premi sul genovese Marco Paolo Pavese per un film naturalistico dal titolo “Il Martin Pescatore”, l’ex “ragazzo di Piazza Martinez” ha fatto parecchia strada”. Il film la cui premiazione è stata annunciata da Rai 1, cita ancora il quotidiano, è stato premiato con lo “Stambecco d’oro” durante la manifestazione tenuta a Cogne dove “un’altro genovese, Bruno Belfiore, ha riscosso successo per il film “Il Macaone” aggiudicandosi il titolo per il “miglior film amatoriale”.
Dalla lunga intervista riportata dal giornale si evincono le fatiche compiute da Marco durante le riprese. Lui le definisce “follie”: ore chiuso in macchina per poi girare solo alcuni secondi di filmato, dormire all’addiaccio raggomitolato nella Jeep, pranzi e cene improvvisati. Ma, alla fine, un successo meritato e un riconoscimento importante a livello nazionale coronato anche da un beneficio economico derivato dall’acquisto del film da parte della Rai.  Nel corso dell’intervista, Marco ricorda che la Rai dopo il successo di Cogne, commissionò a lui e a mio padre un documentario sul Falco Pellegrino.

Il Martin Pescatore aveva attratto l’attenzione di Pavese per la sua grande bellezza: “E’ un uccello riservato e misterioso” racconta Marco “e divide la sua esistenza tra tre elementi: l’acqua dove pesca, la terra dove nidifica, e l’aria, dove possiamo osservarlo in tutta la sua bellezza”. Orgogliosamente Marco fa notare l’uso di nidi artificiali, creati da lui che sono stati utilizzati con successo nel suo film.
Un volantino dell’epoca redatto dal comune di Genova invitava i cittadini alla proiezione gratuita dello stesso film all’allora Cinema Palazzo nel corso di una serata indetta dal club “I Sentieri del Mondo” con il patrocinio della L.I.P.U.
Il “Corriere Mercantile” dedicò un articolo a Pavese indicandolo come “il primo regista di Beppe Grillo”. Per il quotidiano, il film documentario “Immagini genovesi” cui ha collaborato Bruno Belfiore, rappresentava “un omaggio alla città”.
Di Marco rievoco ancora con commozione l’ossequio che fece a mio padre quando lui concluse la sua avventura terrena, e la serata commemorativa e appassionante che si svolse al Cineclub genovese in sua memoria, il 17 ottobre 2019 nel corso della quale Marco ricordò l’amicizia con mio padre e la collaborazione proficua tra i due registi, durata lunghi ed emozionanti anni.
Oggi non posso fare a meno di pensare che Marco e Bruno siano ancora insieme a combinare qualche celestiale pasticcio, a ridere e a rincorrere creature da filmare in qualche posto che noi non possiamo vedere ma che sicuramente esiste se non altro nei nostri cuori.