{"id":946,"date":"2023-03-09T10:47:00","date_gmt":"2023-03-09T10:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/?p=946"},"modified":"2023-03-09T12:49:21","modified_gmt":"2023-03-09T12:49:21","slug":"3d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/3d\/","title":{"rendered":"3D"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Marco Rosati<\/strong><\/p>\n<p>Il cinema tridimensionale ha avuto i suoi alti e bassi lungo un secolo, trovando periodi fortunati grazie alla spettacolarit\u00e0 dell\u2019invenzione unita ai generi proposti, ma anche momenti vuoti dovuti alla complessit\u00e0 del processo produttivo e distributivo.\u00a0 Ripercorrendo la storia di questa tecnica \u00e8 necessario fare un salto nel 2007, quando il Museo della <em>Cin\u00e9math\u00e8que Fran\u00e7ais<\/em> restaur\u00f2 \u201c<em>Le Chaudron Infernal\u201d <\/em>(<em>1903<\/em>) di <em>Georges <\/em><em>Melies<\/em>\u00a0 e si accorse che sovrapponendo le due pellicole si otteneva un naturale effetto stereoscopico. Ma ufficialmente il primo film <em>3D<\/em> distribuito \u00e8 stato <em>\u201cThe Power Of Love\u201d (Nat G. Deverich e Harry K. Fairall, 1922)<\/em>, con l\u2019utilizzo di un sistema chiamato <em>anaglifo<\/em>, che consisteva nella proiezione di una doppia pellicola filtrata in rosso e verde, diventando il primo film che usasse pellicole parallele durante la proiezione ed appositi occhiali mediatori per vederne l\u2019effetto. Dopo una fase di sperimentazione iniziale, il cinema 3D prende ufficialmente piede nel 1950 parallelamente all\u2019avvento del colore, con proiezioni a doppia pellicola e filtri polarizzatori: i noti occhiali anaglifi di cartoncino furono adattati al cinema dopo un loro gi\u00e0 esistente utilizzo per i fumetti. La complicata proiezione di questi film prevedeva due proiettori sincronizzati con una lunghezza limitata e variabile fino a 1800 metri di pellicola, prevedendo un intervallo durante la proiezione di ogni film.<br \/>\nLa complicazione del supporto port\u00f2, tre anni pi\u00f9 tardi, al primo declino di questa invenzione. Immaginate se durante la proiezione una delle due pellicole proiettate in parallelo avesse dovuto ricevere una riparazione sul momento: le tempistiche sarebbero state condizionate dal mantenere attiva la sincronizzazione delle due bobine. Questo necessitava l\u2019utilizzo di pi\u00f9 proiezionisti, che si sommavano alle gi\u00e0 duplici spese di riproduzione. Capitava ovviamente che le pellicole perdessero il sincronismo e questo causava un immediato disturbo visivo per lo spettatore, oltre a sbalzi visivi nel passaggio tra una inquadratura e l\u2019altra. L\u2019esperienza spettatoriale diventava invivibile e faticosa per la vista. Quindi per un periodo l\u2019esperienza tridimensionale cess\u00f2, per poi tornare sulle scene con una serie di film realizzati in modo stereoscopico, ma le stesse ragioni passate ne causarono un ulteriore insuccesso e perdita di denaro.<br \/>\nDel cinema a 3 Dimensioni non si ebbe notizia fino alla soglia del 1960, quando, con un sistema di realizzazione evoluto, la tecnologia fu applicata con pi\u00f9 sicurezza ai film di seconda fascia o di serie B, ovvero produzioni a basso costo, spesso per riutilizzare set gi\u00e0 pronti, ed offrire pi\u00f9 spettacolo agli spettatori. Questo ritorno fu voluto dallo stesso produttore che aveva introdotto il 3D nei primi anni \u201850.<br \/>\nOltre a nuove tecnologie di realizzazione, la finale stampa della bobina prevedeva che le due pellicole, che un tempo viaggiavano parallelamente in proiezione, adesso venivano stampate in una unica pellicola. Nella cabina quindi era necessario un solo proiettore che avesse particolari lenti per ovviare il problema comunque presente di immagini troppo scure dovute alle due pellicole sommate, ma con una riproduzione sicura ed una buona immagine panoramica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-949\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3D.png\" alt=\"\" width=\"485\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3D.png 485w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3D-300x167.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/p>\n<p>La tecnologia venne chiamata <em>&#8220;sopra e sotto&#8221; <\/em>e con questo sistema vennero realizzati oltre 30 film nell\u2019arco di venti anni ed in un conteggio totale si ha che nei primi 80 anni di secolo cinematografico siano oltre 140 i film creati in funzione del 3D, di tutti i generi ma specialmente i pi\u00f9 popolari per le grandi masse, per i giovani e per le famiglie, quindi generi <em>horror<\/em>, <em>western<\/em>, <em>musical<\/em>, animazione.<br \/>\nMa di cosa si tratta? Il cinema a tre dimensioni, comunemente noto come 3D o pi\u00f9 giustamente nominato \u201ccinema stereoscopico\u201d \u00e8 un tipo di realizzazione che, mediante accessori particolari, crea l\u2019illusione di vedere l\u2019immagine uscire dallo schermo piatto, formando quindi una illusoria tridimensionalit\u00e0.\u00a0 Gli accessori necessari sono appositi proiettori, spesso corredati da schermi predisposti, mentre allo spettatore vanno degli occhiali polarizzati. Questi occhiali hanno due lenti di colore diverso, una rossa e l\u2019altra verde o blu, colori complementari che sommati danno luce bianca. La lente rossa viene corrisposta all&#8217;occhio sinistro, permette di vedere la parte dell&#8217;immagine con filtraggio ad essa complementare, mentre l\u2019altra lente permette di vedere la parte con filtraggio rosso. Con l\u2019unione delle due prospettive il cervello ne codifica una forma dell\u2019immagine che non \u00e8 quella reale della visione piatta dello schermo. L&#8217;immagine che vediamo proiettata viene mostrata solo a uno dei due occhi, mentre all&#8217;altro occhio viene oscurata per una frazione di secondo; operazione che si ripete per entrambi gli occhi in modo ciclico. Il nostro cervello combina la visione dei due occhi e attraverso essi ne misura il movimento, la prospettiva e il modo in cui il soggetto protagonista si relaziona con il suo contesto.<br \/>\nAttualmente l\u2019utilizzo del 3D viene destinato esclusivamente a film che ne valorizzino le caratteristiche, quindi generi di animazione dove i personaggi hanno movimenti ben differenti da quelli umani, o dove l\u2019azione \u00e8 costante o per particolari scene colossali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-948\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/videocam.png\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"306\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/videocam.png 404w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/videocam-300x227.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><\/p>\n<p>La tecnologia che viene impiegata per la ripresa tridimensionale \u00e8 caratterizzata da cineprese o videocamere con duplice esposizione o doppio obbiettivo. Esse in fase di registrazione registrano contemporaneamente due immagini, di circa 6 cm. sfalsate, ovvero la media distanza degli occhi umani fra loro. Precedentemente venivano usate due cineprese posizionate in modo da riprendere la stessa immagine con quella leggera differenza. Durante il secolo il 3D ha sempre mosso passi incerti per i costi produttivi di realizzazione e distribuzione e soprattutto per l\u2019accoglienza non sempre positiva del pubblico, disturbato dal dover necessariamente utilizzare degli occhiali, spesso ingombranti per chi gi\u00e0 dispone di occhiali da vista. Senza il loro utilizzo la visione \u00e8 fastidiosa perch\u00e9 la codificazione non ha tutti gli elementi necessari per una buona lettura. Negli ultimi anni le scene tridimensionali sono riservate non a tutto il film ma solo ad alcune scene potenzialmente idonee.<br \/>\nOggi la sperimentazione tridimensionale ha portato alla creazione di particolari visori che si posizionano come maschere davanti agli occhi ed escludono la realt\u00e0 circostante immergendo in una esperienza estremamente reale nel vivere e spostarsi fisicamente dentro immagini che appaiono nel visore. Si sono create comunit\u00e0 di affezionati che condividono o vivono esperienze proprie in quello che \u00e8 stato nominato \u201c<em>metaverso<\/em>\u201d, spesso finalizzato ad esclusive esperienze di gioco. Questi visori vengono impiegati anche in ambiente lavorativo: in un ufficio spoglio, una volta messo il visore, si ha la possibilit\u00e0 di gestire tutto virtualmente, accedere alla posta elettronica, creare oggetti virtuali, arredare la stanza in cui vivi, gestire calendari e agende. Nel campo medico \u00e8 molto utile in chirurgia o nella ricerca, perch\u00e9 permette maggiore malleabilit\u00e0 quando, insieme al visore, vengono utilizzati anche guanti. Ci\u00f2 che accadeva in <em>\u201cThe Lawnmower\u201c<\/em> (<em>Brett Leonard, 1992<\/em>) o in <em>\u201cMinority Report\u201d <\/em>(<em>Steven Spielberg, 2002<\/em>) adesso \u00e8 realt\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-947\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3d-immagine.png\" alt=\"\" width=\"433\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3d-immagine.png 433w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3d-immagine-300x192.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 433px) 100vw, 433px\" \/><\/p>\n<p>Alcuni esempi cinematografici in cui vivere questa esperienza tridimensionale: \u201c<em>Niagara Falls\u201d (Gordon Douglas, 1941)<\/em>, <em>\u201cIl\u00a0 Pi\u00f9 Comico Spettacolo Del Mondo\u201d (Mario Mattoli, 1953), \u201cHouse Of Wax\u201d (Andre De Toth, 1953), \u201cMelody\u201d (Ward Kimball e Charles August Nichols, 1953), <\/em><em>\u00a0\u00a0\u201c<\/em><em>Flesh For Frankenstein\u201d (Paul Morrissey, 1974), \u201cJaws 3D\u201d (Joe Alves, 1983), \u201cFreddy\u2019s Dead: The Final Nightmare\u201d (Rachel Talalay, 1992), \u201cSpy Kids 3D: Game Over\u201d (Robert Rodriguez, 2003), \u201cPolar Express\u201d (Robert Zemeckis, 2004), \u201cToy Story\u201d (John Lasseter, 1996), \u201cDracula 3D\u201d (Dario Argento, 2012), \u201cAlice In Wonderland\u201d (Tim Burton, 2010), \u201cPina\u201d (Wim Wenders, 2011), \u201cLife Of Pi\u201d (Ang Lee, 2012 ), \u201cSpider Man: Far From Home\u201d (Jon Watts, 2019), \u201cMad Max: Fury Road\u201d (George Miller, 2015), \u201cNoah\u201d (Darren Aronofsky, 2014), \u201cDune\u201d (Denis Villeneuve, 2021), \u201cAvatar: The Way Of\u00a0 Water\u201d (James Cameron, 2022).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Rosati Il cinema tridimensionale ha avuto i suoi alti e bassi lungo un secolo, trovando periodi fortunati grazie alla spettacolarit\u00e0 dell\u2019invenzione unita ai generi proposti, ma anche momenti vuoti dovuti alla complessit\u00e0 del processo produttivo e distributivo.\u00a0 Ripercorrendo la storia di questa tecnica \u00e8 necessario fare un salto nel 2007, quando il Museo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":950,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[28],"class_list":["post-946","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tecnica-cinematografica","tag-fedic-magazine-40"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - 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