{"id":706,"date":"2022-08-22T08:06:02","date_gmt":"2022-08-22T08:06:02","guid":{"rendered":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/?p=706"},"modified":"2022-08-22T08:06:02","modified_gmt":"2022-08-22T08:06:02","slug":"colore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/colore\/","title":{"rendered":"&#8220;COLORE&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Rosati<\/p>\n<p>Il cinema nasce in bianco e nero, ma presenta gi\u00e0 ai suoi inizi la volont\u00e0 di valorizzare certe immagini donandole colore, andando ad applicare la tinta ad ogni singolo fotogramma voluto.\u00a0 Uno dei primi esempi di questo minuzioso lavoro di dettaglio \u00e8 attribuito al film <em>\u201cThe Passion Play: Life And Death Of Christ\u201d (Lucien Nonguet <\/em>e <em>Ferdinand Zecca, 1903)<\/em> dove i dettagli colorati a mano risaltano sul bianco e nero originario.<\/p>\n<p>L\u2019uso del colore comportava un notevole costo, in alcuni casi veniva investito per rendere pi\u00f9 spettacolari certe sequenze o finali interi di opera, come nella virata al colore nell\u2019ultimo rullo di \u201c<em>The House Of Rothschild\u201d (Alfred L. Werker <\/em>e <em>Sidney Lanfield, 1934). <\/em>Il decisivo gradino verso il colore lo abbiamo sul finire degli anni \u201830, quando la piccola <em>Dorothy <\/em>nel film <em>\u201cThe Wizard Of Oz\u201d (Victor Fleming, Mervyn Leroy, King Vidor, 1939) <\/em>entra nel fantastico mondo di <em>Oz<\/em> che \u00e8 tutto a colori. Nell\u2019industria cinematografica pochi possono permettersi il privilegio di girare a colori e cos\u00ec per molti anni a seguire, fin quando i costi di produzione si adeguarono alle spese e la pellicola colorata divenne accessibile a tutti. Ecco che nel momento in cui un autore poteva scegliere di passare dal colore al bianco e nero a proprio piacimento, il bianco e nero divenne una scelta narrativa o di stile; cos\u00ec come sul colore furono fatte sperimentazioni e valorizzazioni (vedi <em>\u201cDeserto Rosso\u201d &#8211; Michelangelo Antonioni, 1964)<\/em>. La storia narra che <em>Alfred Hitchcock <\/em>vir\u00f2 volutamente in bianco e nero il suo <em>\u201cPsycho\u201d (1960) <\/em>per permettere di lasciare le sequenze del sangue che altrimenti, con il colore, sarebbero state censurate. Quando il colore \u00e8 divenuto alla portata di tutti, il passaggio al bianco e nero \u00e8 diventato stratagemma per sottolineare un certo tipo di situazioni, per esempio il <em>flashback: <\/em>spesso quando di un personaggio viene raccontato un avvenimento passato, le scene virano sul bianco e nero o <em>color seppia <\/em>proprio per indicare sia la differenza temporale che l\u2019identificazione verso qualcosa di passato (vedi \u201c<em>Nymphomaniac Vol. 2<\/em>\u201d <em>\u2013 Lars Von Trier, 2014), <\/em>oppure il contrario, colorando il passato e facendo in bianco e nero il presente, come ha fatto <em>Claude Lelouch <\/em>in <em>\u201cLa Bonne Ann\u00e9e\u201d (1973). <\/em>Si tratta di un cambio di colore classico. L\u2019uso invece del colore in modo particolare diventa per gli autori un modo espressivo di identificazione per la propria opera: per <em>Alfred Hitchcock <\/em>il colore pu\u00f2 differenziare una situazione triste da una allegra. Per <em>Lars Von Trier <\/em>\u00e8 scelta fotografica e vira in giallo<em> \u201cForbrydelsens Element\u201d (1984)\u00a0 <\/em>e<em> \u201cRiget\u201d (1994). <\/em>Il regista <em>Krzysztof Kieslowski \u00a0<\/em>filma una trilogia dedicata ai colori della Francia: blu, bianco e rosso, rendendo ognuno dei singoli tre colori predominanti all\u2019interno del film. Esiste poi un cinema che tende a mischiare situazioni di colore con scene in bianco e nero, per motivi di collocazione narrativa, stilistica o per gusto fotografico. Un misto vi \u00e8 in \u00a0\u201c<em>The Blair Witch Project\u201d (Daniel Myrick <\/em>e <em>Eduardo Sanchez, 1999) <\/em>per l\u2019utilizzo di varie cineprese e pellicole, cos\u00ec come <em>Oliver Stone \u00a0<\/em>nel periodo in cui ha realizzato<em> \u201cJFK\u201d (1991), \u201cNatural Born Killer\u201d (1994), \u201cNixon\u201d(1995)<\/em> e<em> \u201cU Turn\u201d (1997),\u00a0 <\/em>dove il colore varia frequentemente, in alcuni casi con l\u2019utilizzo del <em>negativo <\/em>della pellicola. Pura scelta visiva \u00e8 quella di <em>Steven Spielberg <\/em>per \u201c<em>Shindler\u2019s List\u201d (1993) <\/em>dove l\u2019intero film girato in bianco e nero presenta una sequenza dove \u00e8 evidenziato con il colore rosso il cappotto della bambina prigioniera.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-708\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/4.png\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"310\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/4.png 572w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/4-300x163.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 572px) 100vw, 572px\" \/><\/em><\/p>\n<p>Allo stesso modo la realizzazione di <em>\u201cEuropa\u201d (Lars Von Trier, 1991) <\/em>vede il colore posto in momenti particolari, dettagli, mediante una particolare composizione di immagini a colori riprese davanti a una proiezione in bianco e nero.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-709\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/3.png\" alt=\"\" width=\"614\" height=\"266\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/3.png 614w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/3-300x130.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 614px) 100vw, 614px\" \/><\/em><\/p>\n<p>Il colore si mischia al bianco e nero anche in altre pellicole, come in<em> \u201cPleasantville\u201d (Gary Ross, 1998) <\/em>dove nella trama la finzione di un telefilm si mischia alla realt\u00e0 cittadina donando pian piano colore alle cose ed alle persone, mutando positivamente il loro stato d\u2019animo, al pari del contesto che appare molto pi\u00f9 grazioso.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-710\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/2.png\" alt=\"\" width=\"622\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/2.png 622w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/2-300x169.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/2-360x202.png 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 622px) 100vw, 622px\" \/><\/em><\/p>\n<p>Una volta che il colore diventa accessibile a tutti, girare un film in bianco e nero diventa una scelta d\u2019autore. La scelta in \u201c<em>The Artist\u201d (Michel Hazanavicius, 2011), <\/em>cos\u00ec come <em>\u201cMank\u201d (David Fincher, 2020) <\/em>o<em> \u201cCurtiz\u201d (Tamas Yvan Topolanszky, 2018) <\/em>serve ad immergere lo spettatore nell\u2019epoca dei fatti narrati, epoca del bianco e nero. Lo stile fotografico si concentra quindi sull\u2019utilizzo della luce, dei contrasti, delle ombre. Allo stesso modo in \u201c<em>The Tragedy Of Macbeth\u201d (Joel Coen, 2021) <\/em>colloca temporalmente la storia, oltre a mascherare la costruzione digitale delle scenografie. Alcune produzioni indipendenti scelgono il bianco e nero per mascherare la bassa risoluzione della cinepresa. Infine la ricerca che ha permesso <em>Kenneth Branagh \u00a0<\/em>nei suoi <em>\u201cBealfast\u201d (2021) <\/em>e <em>\u201cDeath On The Nile\u201d (2022) <\/em>\u00e8 esempio di come il colore sia un punto di riferimento anche dopo un secolo<em>.<\/em> Alcuni autori ne hanno fatto uno stile e parte della loro produzione \u00e8 fatta in bianco e nero, vedi per esempio <em>Bela Tarr (\u201cSatantango\u201d <\/em>nel 1994 e<em> \u201cA Torinoi Lo\u201d <\/em>nel 2011<em>) <\/em>oppure<em> Jim Jarmush (\u201cDown By Law\u201d <\/em>nel 1986, <em>\u201cDead Man\u201d <\/em>nel 1995,<em> \u201cCoffee And Cigarettes\u201d <\/em>nel 2003<em>). <\/em>Altri autori hanno preferito mischiare gli stili, donando una fotografia varia, come <em>Andrej Tarkowski\u00a0 (\u201cSoljaris\u201d <\/em>nel 1972, <em>\u201cStalker\u201d <\/em>nel 1979<em>, \u201cOffret\u201d <\/em>nel 1986) e<em> Quentin Tarantino \u00a0(\u201cKill Bill: Volume 1\u201d <\/em>nel 2003,<em> \u201cDeath Proof\u201d <\/em>nel 2007<em>, \u201dOnce Upon A Time In Hollywood\u201d <\/em>nel 2019)<em>. <\/em>Il colore pu\u00f2 essere parte integrante della narrazione con particolare attenzione alle scenografie (vedi <em>\u201cAnchiporuno\u201d \u2013 Sion Sono, 2016)\u00a0 <\/em>o donando veri spettacoli pirotecnici (vedi \u201c<em>This Island Earth\u201d \u2013 Joseph Newman, 1955). <\/em>Nel caso particolare di <em>Derek Jarman per il suo film \u201cBlue\u201d (1993), <\/em>lungometraggio composto da un unico fotogramma di colore blu, dovuto alla scelta di <em>Jarman<\/em>, divenuto cieco, che ha scelto appositamente il blu oltremare creato dall\u2019artista <em>Yves Klein (International Klein Blue). <\/em>Con l\u2019avvento del digitale ha preso ancor pi\u00f9 piede la correzione del colore in post produzione, che va a modificare il colore dopo il set. Questo permette di inserire effetti che caratterizzano il film, come l\u2019effetto di vecchia pellicola usato in <em>Grindhose\u00a0 (Quentin Tarantino <\/em>e <em>Robert Rodriguez, 2007) <\/em>che omaggia il cinema di <em>serie-B <\/em>dove spesso venivano usate pellicole di bassa qualit\u00e0 e montaggi poco curati.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-711\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/1.png\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/1.png 575w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/1-300x170.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/1-360x202.png 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 575px) 100vw, 575px\" \/><\/em><\/p>\n<p>Il colore non solo come passo avanti nella tecnica fotografica, ma anche mezzo di espressione che amplifica le volont\u00e0 comunicative attraverso il cinema. Vedere ad esempio: <em>\u201cNapoleon\u201d (Abel Gance, 1927), \u201cA Matter Of Life And Death\u201d (Michael Powell <\/em>e <em>Emeric Pressburger, 1946), \u201cIvan Groznyj II : Bojarskij Zagovor\u201d (Sergej Michajlovic Ejzenstejn, 1946),\u00a0 \u201cBonjour Tristesse (Otto Preminger, 1958), \u201cSei Donne Per L\u2019Assassino\u201d (Mario Bava, 1964), \u201cThe Masque Of The Red Death\u201d (Roger Corman, 1964), \u201cCardillac\u201d (Edgar Reitz, 1969), \u201cSuspiria\u201d (Dario Argento, 1977), \u201cDie Sehnsucht Der Veronika Voss\u201d Rainer Werner Fassbinder (1982), \u201cImperativ\u201d (Krzysztof Zanussi, 1982), \u201cEpidemic\u201d (Lars Von Trier, 1987), \u201cThey Live\u201d (John Carpenter, 1988), \u201cThe Frighteners\u201d (Peter Jackson, 1996), \u201cMemento\u201d (Christopher Nolan, 2000), \u201cThe Man Who Wasn\u2019t There\u201d (Joel Coen, 2001), \u201cI\u2019m Not There\u201d (Todd Haynes, 2007), \u201cThe Eyes of My Mother\u201d (Nicolas Pesce, 2016), \u201cAntrum: The Deadliest Film Ever Made\u201d (Michael Laicini e<\/em> <em>David Amito, 2018), The Lighthouse (Robert Eggers, 2019), \u201cThe French Dispatch Of The Liberty, Kansas Evening Sun\u201d (Wes Anderson, 2021), \u201cLeonora Addio\u201d (Paolo Taviani, 2022).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Rosati Il cinema nasce in bianco e nero, ma presenta gi\u00e0 ai suoi inizi la volont\u00e0 di valorizzare certe immagini donandole colore, andando ad applicare la tinta ad ogni singolo fotogramma voluto.\u00a0 Uno dei primi esempi di questo minuzioso lavoro di dettaglio \u00e8 attribuito al film \u201cThe Passion Play: Life And Death Of [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":707,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[23],"class_list":["post-706","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tecnica-cinematografica","tag-fedic-magazine-35"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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