{"id":1550,"date":"2024-08-26T12:43:59","date_gmt":"2024-08-26T12:43:59","guid":{"rendered":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/?p=1550"},"modified":"2024-08-26T12:43:59","modified_gmt":"2024-08-26T12:43:59","slug":"momenti-di-storia-del-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/momenti-di-storia-del-cinema\/","title":{"rendered":"Momenti di storia del cinema"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il bisogno di essere neorealisti <\/strong><strong>di Roberto Lasagna<br \/>\n<\/strong><strong>Il fermento della Nouvelle Vague <\/strong><strong>di Anton Giulio Mancino<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei momenti di maggiore riflessione, durante la 74^ edizione di Italia Film Fedic di Montecatini, sono state le due lezioni dei docenti e saggisti Roberto Lasagna e Anton Giulio Mancino rispettivamente sul Neorealismo e sulla Nouvelle Vague. Un ritorno all\u2019antico, quando nei festival cinematografici, oltre alla vetrina luccicante delle novit\u00e0, si cercava di creare momenti di approfondimento e discussione sul fare cinema e sul suo linguaggio. Ma, come qualcuno ha detto, per essere moderni bisogna essere veramente antichi e non contemporanei. Quindi ben vengano questi momenti, che a quanto affermato dal direttore artistico Paolo Micalizzi, si ripeteranno anche nelle future edizioni del festival.<\/p>\n<p>Roberto Lasagna si \u00e8 soffermato soprattutto sulla modernizzazione del cinema operata dal Neorealismo italiano, senza per\u00f2 dimenticare le sue radici culturali e anche politiche, in relazione all\u2019evoluzione della societ\u00e0 italiana nel dopoguerra, alla guerra di liberazione della Resistenza e alla ricostruzione dello Stato italiano. Doveroso quindi il riferimento al cinema di Blasetti e Rossellini, i primi registi a captare i nuovi fermenti culturali che si preparavano ad emergere gi\u00e0 durante il fascismo, le nuove forme di racconto, lo sguardo umanista sulla societ\u00e0 italiana, e anche il nuovo ruolo del cinema concepito non pi\u00f9 solo come momento di svago, ma anche come strumento utile ad affrontare i problemi sociali e civili dell\u2019Italia dell\u2019epoca. Senza dimenticare il forte senso critico verso il potere all\u2019interno di uno scontro di classe sempre pi\u00f9 evidente. Un cinema di denuncia, quindi, che all\u2019inizio non ebbe il successo di pubblico che avrebbe meritato. Film come \u201cOssessione\u201d di Luchino Visconti, \u201cLadri di biciclette\u201d di Vittorio De Sica o \u201cRoma citt\u00e0 aperta\u201d di Roberto Rossellini non ebbero infatti nell\u2019immediato l\u2019impatto culturale che gli sarebbe stato riconosciuto in seguito. Ma del resto erano gli anni in cui si doveva ricostruire il Paese e i panni sporchi si dovevano lavare in famiglia secondo i politici della nuova Democrazia Cristiana, quindi la rappresentazione della miseria sarebbe stata progressivamente marginalizzata. E\u2019 evidente che gli esterni desolati e gli interni pieni di inquietudine di \u201cOssessione\u201d, film ricordato e analizzato recentemente in un libro curato da Paolo Micalizzi, \u201cOssessione e il Neorealismo\u201d per Falsopiano, o i film di denuncia di un regista poco capito come Pietro Germi, non sarebbero stati apprezzati dalla nuova classe dirigente alla guida del Paese.<\/p>\n<p>Il merito del Neorealismo \u00e8 stato quello di affrontare il senso della complessit\u00e0 del reale, le sue zone in ombra, le sue marginalit\u00e0 dimenticate in un\u2019Italia vogliosa di dimenticare e di aderire con entusiasmo alla nascente ideologia del benessere, di raccontare un\u2019altra Italia. Lasagna poi ha sottolineato i meriti di un regista come Pietro Germi che, con film come \u201cIn nome della legge\u201d, in cui si affronta per la prima volta il problema della mafia, o \u201cIl cammino della speranza\u201d, che racconta l\u2019epopea tragica degli emigranti italiani, annichiliti dallo sfruttamento antico e bestiale delle zolfatare siciliane e quello di nuovo conio che toccava a chi emigrava all\u2019estero nella speranza di migliorare la propria condizione (\u201cmigranti economici\u201d anche allora come oggi), o \u201cIl ferroviere\u201d, sulla povert\u00e0 anche di chi un lavoro ce l\u2019aveva, mescolando la denuncia sociale con le forme del cinema di genere americano si poneva, incompreso, all\u2019avanguardia del movimento cinematografico neorealista. Germi fu infatti criticato anche dalla stampa di sinistra che lo considerava un regista reazionario perch\u00e8 troppo indipendente dai canoni estetici del PCI. In realt\u00e0 il suo era uno guado non riconciliato su soggetti che in qualche modo resistevano ad un destino gi\u00e0 scritto per la loro classe sociale di appartenenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sempre sul tema del rinnovamento del linguaggio cinematografico operato a livello estetico ed etico da un movimento come quello della Nouvelle Vague francese ha incentrato la sua riflessione Anton Giulio Mancino, a partire da alcuni film emblematici come \u201cHiroshima non amour\u201d di Alain Resnais, \u201cCrepa padrone tutto va bene\u201d di Jean-Luc Godard, \u201cLa signora della porta accanto\u201d di Francois Truffaut e \u201cNouvelle Vague\u201d ancora di Godard, che in qualche modo continua ad operare come un regista di rottura e a mantenere viva la tradizione (?!) della Nouvelle Vague, la trasgressione dei canoni estetici e narrativi di quel movimento anche nel momento in cui sembra essere giunto ad una qualche conclusione. Ma la Nouvelle Vague \u00e8 veramente finita? Secondo Mancino la Nouvelle Vague non \u00e8 mai veramente finita perch\u00e8 non ha raggiunto i suoi obiettivi che consistevano in una sorta di assalto al cielo e successivo smantellamento del cinema come industria culturale del consenso per rimetterlo nelle mani e nelle menti di chi da quel sistema veniva sfruttato e manipolato, cio\u00e8 un proletariato che presto per\u00f2 avrebbe assunto gli stessi difetti della borghesia e avrebbe abbracciato con entusiasmo il peggiore capitalismo, come aveva intuito con troppo anticipo sui tempi un grande regista e intellettuale come Pasolini. Un\u2019opera incompiuta quindi e oggi decisamente marginale nella discussione culturale e nella pratica artistica contemporanea, ma non per questo meno utile per capire quello che stiamo vedendo sugli schemi e vivendo nella nostra realt\u00e0 cos\u00ec complessa. La protagonista di \u201cHiroshima mon amour\u201d ci ammonisce sul fatto che non abbiamo visto niente, o, meglio, abbiamo visto tutto e non abbiamo capito niente di cosa \u00e8 successo a Hiroshima, non abbiamo capito che una storia d\u2019amore convenzionale non \u00e8 pi\u00f9 possibile dopo la bomba atomica perch\u00e8 quell\u2019evento, che purtroppo oggi abbiamo quasi dimenticato, ha cambiato per sempre la nostra percezione della realt\u00e0. E per questo in qualche modo la Nouvelle Vague francese, che sulla possibilit\u00e0 di un nuovo sguardo capace di destrutturare creativamente i linguaggi del potere e creare una nuova sensibilit\u00e0 e un ruolo pi\u00f9 attivo e partecipe dello spettatore nella realizzazione artistica del film, si avvicina al Neorealismo italiano. Lo ha sottolineato il relatore ricordando che lo stesso Rossellini ipotizzava la necessit\u00e0 dei fare film con meno soldi per non fare i \u201cfilm fregnaccia\u201d commerciali. In fondo sia il Neorealismo italiano che la Nouvelle Vague francese avevano lo stesso intento, riportare il cinema alla realt\u00e0 effettiva delle cose e degli esseri umani e separare i \u201cprofessionisti\u201d del cinema da chi il cinema lo fa per innovare, per cambiare la realt\u00e0 come atto estetico e politico allo stesso tempo, caratteristica che entrambi i movimenti hanno avuto pur nelle differenze di linguaggio e di realizzazione artistica. In questo senso, come afferma Mancino, la Nouvelle Vague \u00e8 moderna, non contemporanea perch\u00e8 il giovane regista emergente pu\u00f2 essere molto vecchio nel suo operare sul linguaggio cinematografico e l\u2019anziano regista molto giovane e innovativo, come quasi tutti i cineasti della Nouvelle Vague, a cominciare dallo stesso Godard e da altri cineasti come il grande Eric Rohmer, hanno spesso dimostrato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bisogno di essere neorealisti di Roberto Lasagna Il fermento della Nouvelle Vague di Anton Giulio Mancino Uno dei momenti di maggiore riflessione, durante la 74^ edizione di Italia Film Fedic di Montecatini, sono state le due lezioni dei docenti e saggisti Roberto Lasagna e Anton Giulio Mancino rispettivamente sul Neorealismo e sulla Nouvelle Vague. 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