{"id":1309,"date":"2024-01-12T09:02:04","date_gmt":"2024-01-12T09:02:04","guid":{"rendered":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/?p=1309"},"modified":"2024-01-12T09:02:04","modified_gmt":"2024-01-12T09:02:04","slug":"salto-temporale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/salto-temporale\/","title":{"rendered":"SALTO TEMPORALE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Marco Rosati<\/strong><\/p>\n<p>Durante lo svolgersi di un racconto, le esigenze narrative possono portare al bisogno di spostare l\u2019attenzione su di in un lasso di tempo passato, sguardo a ritroso, o futuro. La necessit\u00e0 \u00e8 sempre quella di approfondire e capire meglio la storia narrata o di aggiungere piccoli dettagli brillanti. Questi salti temporali in gergo cinematografico vengono notoriamente chiamati <em>flashback <\/em>(quando si torna indietro) e<em> flashforward<\/em> (quando lo sguardo \u00e8 in avanti). E\u2019 essenziale che, dopo aver mostrato fatti del passato o del futuro, si torni poi al tempo presente dell\u2019azione. A livello letterario si tratta corrispettivamente della analessi (gi\u00e0 presente nell\u2019 <em>\u201cIliade\u201d<\/em> di <em>Omero<\/em>) e della prolessi. La necessit\u00e0 quindi \u00e8 puramente narrativa, sia per approfondire che per svelare verit\u00e0 allo spettatore (vedi il <em>\u201cBatman\u201d di Tim Burton, 1989, <\/em>dove ad un certo punto del film vengono date informazioni sul protagonista narrando la morte dei suoi genitori<em>).\u00a0 <\/em>L\u2019uso per esempio strategico in \u201c<em>Fight Club\u201d<\/em> (<em>David Fincher, <\/em>1999) dove verso la fine ci vengono rimostrate le sequenze, gi\u00e0 viste, con la consapevolezza nuova acquisita dello spettatore. Oppure il classico utilizzo nei film di indagine, attraverso le ipotesi dell\u2019investigatore che narra i vari scenari del delitto, mentre lo spettatore visualizza in immagini la ricostruzione del delitto (vedi \u201c<em>Murder On The Orient Express\u201d <\/em>di <em>Sidney Lumet, 1974).<\/em> Un esempio interessante \u00e8 presente in \u201c<em>The Boondock Saints\u201d (Troy Duffy, 1999)<\/em> dove <em>Willem Dafoe <\/em>arriva nella scena del crimine e ne ricostruisce i fatti mimando le azioni, che si intervallano a ci\u00f2 che \u00e8 realmente accaduto: lo svolgersi dell\u2019omicidio viene mostrato solo in quel momento allo spettatore.<\/p>\n<p>Ben pi\u00f9 particolare \u00e8 il flashforward, la prolessi che d\u00e0 visione di ci\u00f2 che accadr\u00e0, molto utilizzato per momenti che mostrano cosa il personaggio farebbe. Ad esempio, spesso \u00e8 usata nei film in cui qualcuno immagina una fuga dalla prigione o nella pianificazione di rapina, come in \u201c<em>Baby Driver<\/em>\u201d (<em>Edgar Wright, 2017)<\/em>, dove <em>Kevin Spacey<\/em> descrive alla banda criminale il modo in cui dovranno agire, ed assistiamo alla descrizione ed alle immagini della stessa, fin quando il futuro descritto diventa il presente narrativo, e lo spettatore \u00e8 accompagnato nel pieno della rapina. Teoricamente pu\u00f2 trattarsi della parte finale de \u201c<em>The Last Temptation Of Christ\u201d (Martin Scorsese, 1988)<\/em> dove vengono mostrati i fatti nel modo in cui sarebbero cambiati se il protagonista avesse storicamente scelto di non sacrificarsi. Sicuramente un interessante uso del flashforward\u00a0 spesso ne ha fatto il regista <em>Sam Peckinpah: <\/em>ad esempio in \u201c<em>The Getaway<\/em>\u201c (1972) vediamo <em>Steve McQueen <\/em>guardare un laghetto, e questo \u00e8 intervallato da immagini di lui che si tuffa e nuota.\u00a0 Nella scena succcessiva entra in albergo completamente bagnato. Quindi ci\u00f2 che vedevamo in quelle immagini era l\u2019immaginazione del protagonista oppure ci\u00f2 che di li a poco sarebbe veramente accaduto?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1312\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21.png\" alt=\"\" width=\"579\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21.png 579w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21-300x168.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/21-360x202.png 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 579px) 100vw, 579px\" \/><\/p>\n<p>Ma attenzione perch\u00e9 non sempre sono scelte immediate per lo spettatore, che a volte si trova perso nei continui salti temporali, senza riuscire pi\u00f9 a distinguere quando si tratti di tempo presente, passato o futuro. L\u2019esagerazione dei salti non aiuta. Che si tratti di mostrare il passato o il futuro, per fare in modo che avvenga questa tecnica narrativa, \u00e8 essenziale che dopo averlo mostrato si torni al tempo presente. Molti i modi per farlo, spesso con una dissolvenza per rendere pi\u00f9 comprensibile e fluido il passaggio, oppure scritte che identificano la parentesi temporale, o cambi netti di stile visivo. Alcuni esempi: in \u201c<em>Saving Private Ryan\u201d (Steven Spielberg, 1998) <\/em>vengono inquadrati gli occhi dell\u2019anziano protagonista e quegli occhi diventano gli occhi di lui da giovane soldato che ora guardava il campo di battaglia. Stesso stratagemma che pochi anni prima era stato usato per \u201c<em>Titanic\u201d (James Cameron, 1997<\/em>), interamente basato sul racconto della protagonista, attraverso dissolvenze dal relitto alla nave in perfetto stato, o dalla protagonista anziana a lei stessa giovane.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1311\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22.png\" alt=\"\" width=\"466\" height=\"566\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22.png 466w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/22-247x300.png 247w\" sizes=\"auto, (max-width: 466px) 100vw, 466px\" \/><\/p>\n<p>In<em> \u201cKill Bill: Volume 1\u201d <\/em>(<em>Quentin Tarantino, 2003<\/em>) per raccontare in una parentesi la genesi di un personaggio, il genere del film cambia diventando di animazione. In<em> \u201cLa Bonne Annee\u201d (Claude Lelouch, 1973)<\/em>, film interamente in bianco e nero, il flashback viene mostrato a colori, scelta curiosa l\u00e0 dove solitamente viene fatto il contrario.<em> \u201cThe Mauritanian\u201d (Kevin Macdonald, 2021) <\/em>per contraddistinguere i flashback vengono mostrati in 4:3 e virati come vecchia pellicola, stesso stratagemma che troviamo anche ne \u201c<em>La Chimera\u201d (Alice Rohrwacher, 2023).<\/em> L\u2019abitudine ad identificare il passato in foto bianche e nere, ha portato a scegliere di virare i flashback in bianco e nero. L\u2019ingegno pu\u00f2 aiutare a differenziarsi, ma a volte pu\u00f2 essere frainteso, come nel caso dell\u2019inizio, poi eliminato, di \u201c<em>Sunset Boulevard\u201d (Billy Wilder, 1950) <\/em>che mostrava il protagonista defunto all\u2019obitorio diventare narratore della vicenda. Il pubblico della prima visione rise, pensando di trovarsi davanti ad una commedia, ci\u00f2 che in realt\u00e0 non era.<\/p>\n<p>E\u2019 invece una tecnica narrativa che apre a molte dinamiche e che pu\u00f2 diventare fulcro per lo svolgimento di tutto il film, come nel caso di<em> \u201cRashomon\u201d (Akira Kurosawa, 1950)<\/em> dove i protagonisti sono chiamati a raccontare come sono avvenuti i fatti ma ognuno di loro d\u00e0 una versione diversa. Quindi allo spettatore vengono mostrate scene del passato raccontate in modi differenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1310\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23.png\" alt=\"\" width=\"335\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23.png 335w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/23-211x300.png 211w\" sizes=\"auto, (max-width: 335px) 100vw, 335px\" \/><\/p>\n<p>Formula simile per il film \u201c<em>The Last Duel\u201d (Ridley Scott, 2021) <\/em>dove invece \u00e8 l\u2019autore che decide di mostrare tre volte la storia attraverso la visione dei singoli protagonisti. L\u2019ipotesi sulla veridicit\u00e0 del racconto \u00e8 il perno su cui ruota, per esempio, anche \u201c<em>Life Of Pi\u201d (Ang Lee, 2012)<\/em>. Ci\u00f2 che viene mostrato \u00e8 il racconto del protagonista, ma quella mostrata \u00e8 la \u201cverit\u00e0\u201d ?<\/p>\n<p>Un esempio di come usarla non necessariamente per esigenze narrative ma solo per rendere un momento particolare: in <em>\u201cThe Hudsucker Proxy\u201d<\/em> (<em>Joel <\/em>e <em>Ethan Coen, 1994) Paul Newman <\/em>resta appeso per i pantaloni fuori dalla finestra, rischiando di cadere, e in quel momento lui ha il ricordo di quando, al sarto che cuc\u00ec il pantalone, disse di fare una cucitura pi\u00f9 economica e meno solida. Casi particolari poi infine sono certamente <em>\u201cMemento\u201d (Christopher Nolan, 2000), <\/em>o<em> \u201cIrreversible\u201d (Gaspar Noe, 2002), <\/em>dove nella struttura di base non c\u2019\u00e8 un ritorno al presente ma un continuo andare a ritroso nel tempo.<\/p>\n<p>Altri esempi del suo chiaro utilizzo li troviamo in: <em>\u201cCitizen Kane\u201d (Orson Welles, 1941), <\/em><em>\u201cGoodfellas\u201d (Martin Scorsese, 1990), \u201cFried Green Tomatoes\u201d (Jon Avnet, 1991),<\/em><em> \u201cReservoir Dogs\u201d (Quentin Tarantino, 1992),<\/em><em> \u201cCarlito\u2019s Way\u201d (Brian De Palma, 1993), \u201cNatural Born Killers\u201d (Oliver Stone, 1994), \u201cForrest Gump\u201d (Robert Zemeckis, 1994),\u00a0 \u201dThe Usual Suspects\u201d (Bryan Singer, 1995),<\/em><em>\u201c<\/em><em>American Beauty\u201d (Sam Mendes, 1999),<\/em> <em>\u00a0\u201cOldboy\u201d (Park Chan-Wook, 2003),\u00a0 \u201cEternal Sunshine Of The Spotless Mind\u201d (Michel Gondry, 2004),<\/em><em> \u201c<\/em><em>The Social Network\u201d (David Fincher, 2010),<\/em><em> \u201cNymphomaniac &#8211; Volume 2\u201d (Lars Von Trier, 2013),<\/em><em> \u201cManchester By The Sea\u201d (Kenneth Lonergan, 2016), <\/em><em>\u201cDogman\u201d (Luc Besson, 2023).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Rosati Durante lo svolgersi di un racconto, le esigenze narrative possono portare al bisogno di spostare l\u2019attenzione su di in un lasso di tempo passato, sguardo a ritroso, o futuro. 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