{"id":1170,"date":"2023-07-24T10:02:24","date_gmt":"2023-07-24T10:02:24","guid":{"rendered":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/?p=1170"},"modified":"2023-07-24T10:02:24","modified_gmt":"2023-07-24T10:02:24","slug":"sopravvissuti-alla-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/sopravvissuti-alla-memoria\/","title":{"rendered":"SOPRAVVISSUTI ALLA MEMORIA"},"content":{"rendered":"<p>di Marcello Cella<\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cCos\u00ec \u00e8 diventato il nostro mondo: la pubblicit\u00e0 ha preso il posto della letteratura, gli slogan ci<\/em><br \/>\n<em>colpiscono ormai pi\u00f9 della poesia e dei suoi versi. L\u2019unico modo di resistere \u00e8 ostinarsi a pensare<\/em><br \/>\n<em>con la propria testa e soprattutto a sentire col proprio cuore\u201d.<\/em><br \/>\nTiziano Terzani<\/p>\n<p>Il primo giorno di proiezioni di Italia Film Fedic, prestigioso festival del cortometraggio di Montecatini giunto alla sua 73esima edizione, mi sono sentito apostrofare da un autorevole partecipante con la seguente frase: \u201ceh, questo \u00e8 un festival di sopravvissuti\u201d. Sul momento non<br \/>\nho colto il doppio senso insito nella frase del mio interlocutore. Non sapevo se fosse un motto benevolmente ironico su una manifestazione culturale giunta ad un\u2019et\u00e0 in cui gli esseri umani pensano pi\u00f9 alla pensione che ad un fulgido futuro di passioni cinefile, o l\u2019amara constatazione che<br \/>\nil pubblico di cinema di oggi sembra pi\u00f9 attratto dalle serie televisive e da una fruizione sempre pi\u00f9 individualistica e solitaria delle produzioni audiovisive piuttosto che dal cinema d\u2019autore in sala.<br \/>\nFiguriamoci poi i cortometraggi! Sul momento mi ha fatto sorridere. In fondo, avendo iniziato a frequentare il Festival di Montecatini nel lontano 1989, quando stava per cambiare il mondo e la Storia, anch\u2019io posso considerarmi tale. Inoltre la location del festival, la citt\u00e0 di Montecatini, con i<br \/>\nsuoi continui richiami nostalgici agli anni Sessanta, al Casin\u00f2, alle grandi star in vacanza, ai grandi alberghi, con il suo languido tran tran quotidiano in cui il tempo estivo sembra sempre sospeso in un\u2019attesa senza oggetto e senza fine, appare scenografia adatta a questo tipo di riflessioni. Poi<br \/>\nper\u00f2 durante le proiezioni dei film in concorso, dei corti del REFF e di Spazio ONU, dei film dell\u2019archivio Fedic, e perfino del bel lungometraggio di Alessandro Scillitani \u201c120 vs 900\u201d, per non parlare delle mostre sui 70 anni del film \u201cVacanze romane\u201d e sui bei Manifesti che hanno<br \/>\naccompagnato graficamente gli ultimi 35 anni della manifestazione o la presentazione della bellissima biografia \u201cValentina Cortese.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1139\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/6.png\" alt=\"\" width=\"1004\" height=\"564\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/6.png 1004w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/6-300x169.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/6-768x431.png 768w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/6-360x202.png 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 1004px) 100vw, 1004px\" \/><\/p>\n<p>Un breve secolo\u201d di Alfredo Baldi, ho cominciato a riflettere sul fatto che quella affermazione buttata l\u00ec un po\u2019 per caso avesse in realt\u00e0 una sua ragion d\u2019essere e non dovesse essere interpretata in una chiave negativa. E se la interpretiamo in questo modo \u00e8 perch\u00e8 siamo ormai abituati ad una sorta di isterico consumismo culturale che prevede che in qualsiasi festival cinematografico la parte del leone la facciano esclusivamente le \u201cnovit\u00e0\u201d, quelle strombazzate dalle ultime \u201cnews\u201d, spesso sovvenzionate dalle case di produzione a fini pubblicitari.<br \/>\nIn realt\u00e0 il cinema \u00e8 soprattutto memoria, riflessione sul tempo che passa e non frenesia inseguitrice dell\u2019attimo fuggente. I cinefili lo sanno da sempre che il fascino del cinema \u00e8 fatto soprattutto da questo struggente tempus fugit, che l\u2019immagine cinematografica \u00e8 un antidoto contro<br \/>\nl\u2019oblio. E se questa funzione dell\u2019immagine filmica sembra appassita \u00e8 perch\u00e8 sempre pi\u00f9 il cinema degli ultimi decenni (e i festival che lo hanno spesso proposto) ha inseguito per interesse o subalternit\u00e0 culturale i ritmi sintetici della televisione ed ha quindi accettato di essere uno<br \/>\nstrumento funzionale all\u2019oblio, pi\u00f9 che un\u2019arma di difesa della memoria.<br \/>\nSe il festival di Montecatini appare a volte un po\u2019 d\u00e9mod\u00e9 \u00e8 perch\u00e8 \u00e8 sempre rimasto fedele a questa passione un po\u2019 infantile e un po\u2019 resiliente in difesa della memoria, della memoria del cinema, del cinema come memoria del presente e come riflessione sul passato per capire meglio il presente e il futuro. Per questo la sopravvivenza non equivale affatto alla nostalgia, peraltro sentimento nobilissimo di chi ha una storia da raccontare alle spalle e un\u2019identit\u00e0 da difendere contro le ingiurie del tempo, ma appare, alla luce di molte opere presentate da Italia Film Fedic 2023, un tema attualissimo di riflessione, seppur declinato nelle pi\u00f9 svariate forme narrative.<br \/>\nSe, fra le opere in concorso, in film come \u201cLettera dal futuro\u201d del filmaker abruzzese Giuseppe Assorgi, che racconta con grande delicatezza e passione la struggente vicenda di alcuni studenti universitari a L\u2019Aquila prima che il terremoto del 2009 ne distrugga i sogni, o nei documentari<br \/>\n\u201cTerra da mare\u201d del ferrarese Roberto Fontanelli e \u201cPer non dimenticare\u201d del piacentino Rino Olivieri, per non parlare dell\u2019altro bellissimo documentario \u201cMemorie\u201d di Tino Dell\u2019Erba che recupera le fondamentali testimonianze di alcuni anziani partigiani della Brigata ebraica che<br \/>\npartecip\u00f2 alla liberazione di Torino o del premiato e originalissimo film sperimentale \u201cSulle dune di Sabaudia\u201d dell&#8217;artista laziale Gianluca Mambelli, dedicato ad una particolare memoria di Pier Paolo Pasolini, il discorso sulla sopravvivenza della memoria appare in tutta la sua evidenza, questo<br \/>\ntema attraversa anche i film degli autori pi\u00f9 giovani. Infatti la riflessione sulla sopravvivenza, in questo caso declinata come difesa della propria identit\u00e0 personale, culturale, esistenziale \u00e8 un tema ben presente anche in film come \u201cLa musica nel sangue\u201d di Alessandro Zafanella, \u201cLa nascita<br \/>\ndi Yoshi\u201d del filmaker pisano Marco Rosati e \u201cMariposa\u201d di Maurizio Forcella, opere i cui protagonisti lottano strenuamente per affermare la propria identit\u00e0 e difendere i propri sogni.<br \/>\nPerfino un\u2019opera poetica d\u2019animazione come \u201cNon morde\u201d della cineasta armena Elina T. Abovyan tratta di una forma di sopravvivenza, in questo caso psicologica, intesa come modo di affrontare e risolvere la propria paura dei cani da parte della ragazza protagonista. Un discorso a parte merita<br \/>\ninvece un altro film in concorso e premiato, \u201cEuropa \u201952\u201d del veneziano Andrea Viggiano, il cui focus narrativo \u00e8 incentrato su un drammatico episodio di razzismo istituzionale ben ancorato al presente.<br \/>\nMa se spostiamo l\u2019attenzione sulle altre sezioni del festival il discorso non cambia. In Fedic REFF per esempio, due opere come l\u2019inglese \u201cRoy\u201d di Ross White e Tom Berkeley o \u201cWarsha\u201d della libanese Dania Bdeir trattano lo stesso tema da due angolazioni diverse. In \u201cRoy\u201d il protagonista \u00e8<br \/>\nun anziano pensionato che passa il tempo a telefonare a numeri presi a caso dall\u2019elenco del telefono per parlare con qualcuno e sopravvivere alla solitudine. Finch\u00e9 una telefonata particolare cambier\u00e0 la sua visione passiva e pessimistica della vita e lo costringer\u00e0 a continuare a lottare e a<br \/>\nsognare. Mentre il protagonista di \u201cWarsha\u201d \u00e8 un operaio gay che sceglie di fare il solitario gruista a decine di metri dal suolo per poter manifestare liberamente il proprio sogno di essere quello che vuole lontano da occhi indiscreti e dai pregiudizi di una societ\u00e0 poco tollerante verso ogni forma di<br \/>\ndiversit\u00e0 sessuale.<br \/>\nNella sezione \u201cUn ponte di pace\u201d, in cui erano presenti opere di cineasti russi e ucraini, opere come i russi \u201cFriend\u201d di Andrey Svetlon e \u201cTweet tweet\u201d di Zhanna Bekmambetova, o \u201cMe, my eleven years\u201d della giovanissima ucraina Marusya Shuvalova lavorano su temi analoghi. I<br \/>\nprotagonisti di \u201cFriend\u201d sono due adolescenti che vivono in una periferia violenta e degradata di una citt\u00e0 russa, impegnati a sopravvivere ai bulli che la fanno da padrone nel quartiere di brutti e desolanti casermoni che fa da sfondo alle loro vicende. Mentre \u201cTweet tweet\u201d \u00e8 una tenerissima e<br \/>\noriginalissima opera in animazione sull\u2019equilibrio instabile e struggente delle nostre vite appese (in questo caso letteralmente) ad un filo con la sola compagnia di un uccellino (la solida ingenuit\u00e0 dell\u2019infanzia che continua a vivere dentro di noi anche quando siamo diventati adulti?) che ci aiuta<br \/>\na superare le inevitabili traversie dell\u2019esistenza. Con la giovanissima ragazza ucraina Marusya Shuvalova il tema della sopravvivenza assume i toni drammatici dell\u2019attuale guerra in Ucraina e \u201cMe, my elementi years\u201d \u00e8 il diario filmato della propria quotidianit\u00e0 di guerra, paure e privazioni in<br \/>\ncui vive la protagonista stessa del film.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1138\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7.png\" alt=\"\" width=\"354\" height=\"531\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7.png 354w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/7-200x300.png 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 354px) 100vw, 354px\" \/><\/p>\n<p>Nella sezione Spazio ONU, dedicato ad opere di varie nazionalit\u00e0 che hanno per tema la guerra e la sopravvivenza, questa riflessione assume una centralit\u00e0 ancora maggiore. L\u2019americano \u201cAna\u2019s playground\u201d di Erik D. Howell racconta la vicenda di un gruppo di bambini che gioca a pallone in unacitt\u00e0 devastata dalla guerra. Palazzi anneriti, finestre spaccate, lamiere divelte fanno da cornice ai giochi di questi bambini. Finch\u00e9 il pallone non finisce in una zona controllata da un cecchino. La bambina scelta per recuperare il pallone sar\u00e0 costretta a giocare un\u2019altra pericolosissima partita<br \/>\nper non finire uccisa dal cecchino. Il luogo non \u00e8 definito. Potrebbe essere Sarajevo assediata dai militari serbi, o la Siria o l\u2019attuale Ucraina. Ma la vicenda \u00e8 emblematica. Come lo sono le storie della cineasta iraniana Sima Baghery con \u201cThe last flower\u201d e dell\u2019olandese \u201cThe sniper of Kobani\u201d<br \/>\ndi Dosky Reber: la prima un\u2019opera d\u2019animazione che racconta una Terra devastata da una guerra mondiale, i cui sopravvissuti vagano impauriti e indifferenti l\u2019uno all\u2019altro nel buio rischiarato solo dalle esplosioni alla ricerca di una impossibile via di fuga finch\u00e9 un giorno una ragazza non trova<br \/>\nun fiore rosso, qualcosa che la guerra non \u00e8 riuscita a distruggere, forse una speranza di vita, mentre la seconda segue con taglio documentaristico la solitaria vicenda di guerra, morte e sopravvivenza di un cecchino curdo che opera fra le rovine della citt\u00e0 siriana di Kobane, assediata<br \/>\ndagli jihadisti dell\u2019ISIS.<br \/>\nDue parole meritano anche la presentazione della bella biografia dell\u2019attrice e diva \u201cValentina Cortese. Un breve secolo (1923-2023)\u201d di Alfredo Baldi e la suggestiva mostra \u201cTrentacinque anni del festival Fedic di Montecatini attraverso i manifesti\u201d a cura di Maddalena Beltramo, Paolo<br \/>\nMicalizzi e Vivian Tullio che in qualche modo lavorano sul tema della sopravvivenza.<br \/>\nLa biografia di Valentina Cortese \u00e8 un omaggio colto e appassionato ad una delle pi\u00f9 grandi attrici e dive del nostro cinema, la cui biografia \u00e8 un tormentato racconto, spesso raccontato in prima persona, di questa ragazza di origini umilissime e di grande carattere che riesce a superare tutte le infinite difficolt\u00e0 del suo tempo e della classe sociale di origine grazie al sogno di recitare che la condurr\u00e0 sugli schermi e sui palcoscenici di tutto il mondo. Mentre la mostra sui manifesti degli ultimi 35 anni non \u00e8 solo un itinerario grafico ed estetico, ma un vero e proprio pezzo di storia di questa associazione e del suo rapporto con i cambiamenti culturali e sociali di questi ultimi 35 anni: infatti non \u00e8 difficile scorgere attraverso l\u2019impostazione grafica dei manifesti la parallela evoluzione della societ\u00e0 italiana ed i cambiamenti culturali e anche politici che ne hanno accompagnato le vicende.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1137\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/8.png\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/8.png 710w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/8-300x175.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/8-330x191.png 330w\" sizes=\"auto, (max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><br \/>\nInfine, ma non ultimi, i due film dell\u2019archivio Fedic (recuperati grazie alla meritoria attivit\u00e0 di restauro dell\u2019Archivio Nazionale Cinema d\u2019Impresa di Ivrea) riproposti in avvio del festival, e cio\u00e8 \u201cGli ugolanti\u201d (1964) di Ario Salvini, Alfredo Moreschi e Ruggero D\u2019Ambrosi del Cineclub Sanremo,<br \/>\ne \u201cSi chiamava Terra\u201d (1964) di Corrado Farina del Cineclub Biella. Il primo, un gustoso film di satira di costume sui maldestri sogni di successo canoro e sociale di un gruppo di cantanti da strapazzo coadiuvati da una eroica maestra di canto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1136\" aria-describedby=\"caption-attachment-1136\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1136\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Dal-corto-Gli-Ugolanti.png\" alt=\"\" width=\"510\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Dal-corto-Gli-Ugolanti.png 510w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Dal-corto-Gli-Ugolanti-300x249.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1136\" class=\"wp-caption-text\">Dal corto \u201cGli Ugolanti\u201d<\/figcaption><\/figure>\n<p>Se al posto delle canzoni di Sanremo ci mettessimo l\u2019attuale ambito traguardo della partecipazione ai talent show da parte di molti discutibili artisti del bel (?!) canto non \u00e8 difficile pensare che il tema sia ancora attualissimo.<br \/>\nCome lo \u00e8 la riflessione dell\u2019autore di \u201cSi chiamava Terra\u201d, uno straniante film di fantascienza il cui protagonista \u00e8 un pilota alieno proveniente da un\u2019altra galassia, costretto ad un atterraggio di fortuna sul nostro pianeta che nel frattempo ha deciso di fare a meno dell\u2019uomo, grazie alla sua<br \/>\nautolesionistica fiducia nello sviluppo tecnologico che col tempo ha preso il sopravvento eliminando l\u2019intera razza umana. Un deserto chiamato Terra, in cui \u00e8 scomparsa la memoria e con essa tutta la storia umana e le sue possibilit\u00e0 di sopravvivenza e futuro.<br \/>\nEcco, Italia Film Fedic continua ad essere un importante antidoto contro le tendenze autodistruttive della razza umana, almeno sul piano culturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marcello Cella \u00a0\u201cCos\u00ec \u00e8 diventato il nostro mondo: la pubblicit\u00e0 ha preso il posto della letteratura, gli slogan ci colpiscono ormai pi\u00f9 della poesia e dei suoi versi. L\u2019unico modo di resistere \u00e8 ostinarsi a pensare con la propria testa e soprattutto a sentire col proprio cuore\u201d. 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