{"id":1030,"date":"2023-06-01T10:22:42","date_gmt":"2023-06-01T10:22:42","guid":{"rendered":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/?p=1030"},"modified":"2023-06-02T07:29:12","modified_gmt":"2023-06-02T07:29:12","slug":"in-ricordo-di-agostino-vincenzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fedic.it\/magazine\/in-ricordo-di-agostino-vincenzi\/","title":{"rendered":"IN RICORDO DI AGOSTINO VINCENZI"},"content":{"rendered":"<p><strong>UN PROFILO <\/strong><strong>di Paolo Micalizzi<\/strong><\/p>\n<p>La passione per il cinema per Agostino Vincenzi nacque, come ricorda, alla fine degli anni quaranta, inizi cinquanta quando, per curiosit\u00e0, incominci\u00f2 a raccogliere spezzoni di pellicola che l\u2019operatore del cinema \u201cArena\u201d di Pesaro, che essendo all\u2019aperto funzionava soltanto d\u2019estate, buttava sulla strada dalla cabina di proiezione. Nell\u2019ingenuit\u00e0 della sua adolescenza, ammette, sognava di portare nella casa, dove abitava con i suoi genitori, \u201cframmenti di storie nuove, impresse nei fotogrammi di quella celluloide cosi maltrattata\u201d. Frammenti che custodiva in una scatola di scarpe. Ma su questo Agostino Vincenzi, non \u00e8 poi tanto sicuro perch\u00e9, se non ricorda male, in quegli anni le scarpe forse non le aveva, figuriamoci la scatola. Quel che ricorda bene per\u00f2 \u00e8 che chiese all\u2019operatore come avrebbe potuto unire quei spezzoni di pellicola nella speranza di creare storie pi\u00f9 lunghe e pi\u00f9 belle.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1012\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1.png\" alt=\"\" width=\"1004\" height=\"668\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1.png 1004w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1-300x200.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1-768x511.png 768w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/1-360x241.png 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 1004px) 100vw, 1004px\" \/><\/p>\n<p>Con l\u2019acetone fu la risposta dell\u2019operatore, stupito per tanto interesse. Seppe che poteva comprarlo in farmacia: vi si present\u00f2 con una bottiglia di un litro chiedendo di riempirgliela. Il risultato \u00e8 che, dopo aver atteso pazientemente a lungo, venne di colpo prelevato da due individui, cosi li definisce, e portato in questura sotto lo sguardo incredulo della gente incontrata durante il tragitto. L\u00ec sub\u00ec un lungo interrogatorio e trattato come un ragazzino pericoloso. Lui cerc\u00f2 di spiegare il motivo di quella richiesta di acquisto, ma ci volle il padre a toglierlo dai guai spiegando agli inquirenti la sua passione per il cinema. Che continu\u00f2 nel tempo fino ad acquistare, a rate, una piccola cinepresa C8 Paillard dal negozio Pandolfi, il cui proprietario lo consigli\u00f2 ad iscriversi al Cineclub Pesaro da lui stesso fondato a met\u00e0 degli anni cinquanta. Lo fece ed ebbero inizio le sue prime esperienze cineamatoriali. Nel frattempo ebbe un forte stimolo alla sua conoscenza del cinema con la frequentazione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro che prese l\u2019avvio nel 1965 nella citt\u00e0 marchigiana. Fu l\u00ec che scopr\u00ec il Neorealismo italiano assistendo ad una retrospettiva: ed ebbe occasione di incontrare direttamente registi, sceneggiatori e scrittori che hanno permesso di divulgare quel movimento nel mondo. \u201cEra \u2013 dice \u2013 un universo che non conoscevo, un\u2019enorme ricchezza di idee i cui messaggi, nonostante tutto, inducevano alla speranza per un mondo migliore. E tutto ci\u00f2 ha inciso nella mia mente una traccia indelebile, che tanto ha contribuito al mio pensare il Cinema\u201d. A tal proposito Agostino Vincenzi aggiunge: \u201cUn ulteriore motivo di crescita e di inquietudine mi fu data dall\u2019incontro con Michelangelo Antonioni il quale negli anni sessanta-settanta \u00e8 stato l\u2019autore del cinema internazionale pi\u00f9 discusso, pi\u00f9 incompreso ed infine il pi\u00f9 acclamato. L\u2019opera di Antonioni ha la forza di nascere, di marcare il nuovo tempo e i suoi film non rappresentano pi\u00f9 una societ\u00e0. Come aveva fatto il Neorealismo, ma pi\u00f9 generalmente, l\u2019esistenza dei messaggi. E\u2019 la malattia dei sentimenti che interessa il Regista: l\u2019aridit\u00e0, la solitudine, l\u2019incapacit\u00e0 di comunicare, di dialogare e al tempo stesso la disponibilit\u00e0 ai valori, al bisogno di riempire il vuoto con il calore umano\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1011\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2.png\" alt=\"\" width=\"1004\" height=\"754\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2.png 1004w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2-300x225.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/2-768x577.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1004px) 100vw, 1004px\" \/><\/p>\n<p>Agostino Vincenzi esplicita chiaramente che Michelangelo Antonioni \u00e8 stato il regista che ha sempre guardato con grande interesse e dal quale ha tratto motivi per il suo percorso cinematografico \u201cpieno di dubbi e perplessit\u00e0, come \u00e8 logico che sia, ma tracciato con tanta passione e seriet\u00e0, perch\u00e9 il cinema \u00e8 una cosa seria\u201d. Un percorso di filmmaker iniziato nel 1964, dopo essersi iscritto alla FEDIC nel 1963 diventando anche Consigliere Nazionale di quella Federazione nel biennio 1972-1974; e svolgendo intanto il lavoro di insegnante di Geometria Descrittiva e Arti Figurative Applicate nei Licei Scientifici. La sua formazione cinematografica si \u00e8 arricchita nel tempo frequentando stages di approfondimento per la regia, sceneggiatura e fotografia cinematografica. Il suo esordio come filmmaker \u00e8 avvenuto nel 1964 con \u201cIl tramonto\u201d. Un\u2019opera ispirata ad una poesia di Leopardi in cui racconta dell\u2019incontro di un bambino che gioca sulla riva del mare con un anziano signore che lo invita a non crescere in fretta. Fanno seguito poi altri quattro cortometraggi che si riferiscono a tematiche del suo \u201camato\u201d Michelangelo Antonioni, fino ad arrivare nel 1968 ad uno che gli ha dato tante soddisfazioni essendo selezionato nel 1968 per il Concorso di Montecatini e successivamente in altri Festival ottenendo anche a quello di Teheran una menzione d\u2019onore ed il premio del pubblico per l\u2019emotivit\u00e0 suscitata. Si tratta del cortometraggio \u201cLa stanza della nebbia\u201d che \u00e8 che \u00e8 incentrato su una bimba costretta a vivere nell\u2019isolamento di un casolare di montagna con i genitori rozzi e incapaci di comprenderla. Evade da quella triste situazione con l\u2019immaginazione attraverso delle visioni dove si mescolano stimoli fantastici, aspirazioni, ricordi tipici di un\u2019et\u00e0 delicata nel passaggio tra infanzia e adolescenza, quando si fa pi\u00f9 vivo il bisogno d\u2019affetto, specialmente in un ambiente familiare incapace a darglielo. E vivo \u00e8 il pericolo di un inaridimento sentimentale ed il sorgere di inibizioni che potrebbero condizionare in maniera deleteria tutta l\u2019esistenza futura. Un racconto che nasce dalla sua esperienza d\u2019insegnante in una scuola media di Sant\u2019Agata Feltria dove casualmente gli era capitato fra le mani il diario di una ragazzina, sua alunna, dove vi erano annotate forti sensazioni emotive. Secondo il critico Giulio Cattivelli si tratta senz\u2019altro dell\u2019opera pi\u00f9 matura di Vincenzi ed una delle migliori apparse nel Concorso di Montecatini e pur rimanendo nel racconto qualche zona ambigua ed oscura, fatto inevitabile in un\u2019opera del genere, l\u2019insieme \u00e8 notevole per vigore e felicit\u00e0 di intuizioni e d\u00e0 l\u2019impressione di una cosa seriamente pensata e realizzata con intelligenza e sensibilit\u00e0. Circa il tema, il critico del quotidiano Libert\u00e0 di Piacenza e collaboratore della Rivista Cinema Nuovo, annota che esso \u201c\u00e8 svolto con molta finezza, con un linguaggio cinematografico preciso e moderno nel ritmo e nelle soluzioni, perfettamente aderente al non facile registro interpretativo e per certi risvolti addirittura psicoanalitico\u201d. Un premio anche all\u2019opera successiva: \u201cEllisse\u201d che al Concorso di Montecatini del 1969 si aggiudica, nella sezione informativa, la Coppa AGIS attribuitagli per i notevoli pregi formali: una buona fotografia, e alcune sequenze di ottimo cinema grazie anche a un sapiente montaggio. Il cortometraggio narra l\u2019insoddisfazione permanente dei giovani d\u2019oggi alla ricerca continua di un qualcosa di positivo che non trovano e non troveranno mai. Il tutto si svolge all\u2019interno di un \u201ccomune\u201d edificio fatiscente, sotto gli occhi di un ambiguo personaggio, che negli intenti dell\u2019autore rappresenta una metafora del potere. Un corto sui problemi della coppia in una piccola citt\u00e0 di provincia \u00e8 in \u201cQuel grigio colore del treno\u201d (1977). Protagonista un architetto alle prese con la sua quotidianit\u00e0 fra moglie, amante e figlia. Per Luigi Serravalli, un critico molto attento alla produzione dei filmmakers FEDIC, \u00e8 \u201cuno scompiglio strutturale che lascia qualche perplessit\u00e0 di lettura\u201d e che \u201csi sofferma su valutazioni Architettoniche abbastanza curiose\u201d. Dopo un documentario turistico per l\u2019Azienda di Soggiorno di Pesaro dal titolo \u201cPi\u00f9 cose per una sola vacanza\u201d (1977), nel 1979 Agostino Vincenzi realizza Il caso Francesco, ammesso anch\u2019esso al Concorso di Montecatini dedicato al cinema non professionale (il 30esimo). Un\u2019opera ambientata in una casa di rieducazione dove lui ne ha vissuto la quotidianit\u00e0 essendo stato inviato quale supplente annuale dopo che terminato il servizio militare si era accinto ad intraprendere il lavoro d\u2019insegnante. Ricordando quell\u2019esperienza, Agostino Vincenzi annota che nell\u2019ambiente del carcere, dove aveva accettato l\u2019incarico di insegnante dopo aver superato l\u2019imbarazzo e dopo una profonda riflessione, \u201cdopo aver preso una timida confidenza con l\u2019ambiente e con i giovani detenuti che li \u2018ospitava\u2019, mi resi subito conto di non aver nulla da insegnare, ma piuttosto tanto da imparare: sguardi senza espressione alla vana ricerca di un punto di riferimento, alla ricerca di un affetto che non avevano avuto e che in quel luogo non avrebbero mai potuto sperare di avere\u201d. Nel 1982 realizza \u201c\u2026E allora?\u201d, ammesso anch\u2019esso al Concorso di Montecatini. Al centro del corto, tre donne: un\u2019operaia, una direttrice d\u2019azienda, una prostituta che, come in una seduta psicoanalitica di chiave femminista, si confrontano con la propria coscienza ed analizzano il passato, giudicano il presente, fanno progetti per il futuro. Franco Montini, critico cinematografico del quotidiano \u201cLa Repubblica\u201d ed oggi Presidente del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, ebbe a rilevare: \u201cCi\u00f2 che colpisce subito nel film \u00e8 l\u2019estrema nitidezza e precisione della fotografia e dell\u2019immagine, che testimonia della preparazione e dell\u2019esperienza del suo autore\u201d. Nel 2004 Agostino Vincenzi passa dalla pellicola alla realizzazione di cortometraggi con videocamera digitale. Ed inizia con Rumori dalla memoria, ammesso in Concorso nel 2005 alla 56^ edizione del \u201cValdarno Cinema FEDIC\u201d. In esso, dichiara l\u2019autore, \u201cnarro frammenti angoscianti di episodi realmente avvenuti durante la seconda guerra mondiale, rivissuti con fredda lucidit\u00e0 dalla protagonista della storia, ma dilatati e deformati dallo sforzo emotivo di un lacerante racconto\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il gruppo scultoreo dell\u2019artista pesarese Fernanda Paianini \u00e8 poi il protagonista di \u201cLe donne di Pesaro\u201d (2006) che ne ritrae tutte le fasi di lavorazione. Segue, nel 2007, un cortometraggio intitolato \u201cTitolo provvisorio\u201d con protagonista Irene nel cui animo riaffiorano il radicato rapporto conflittuale con la madre musicista, intimamente persuasa dell\u2019unit\u00e0 dell\u2019Arte nella Musica che le si impone come ragione di vita al punto di dimenticare doveri ed affetti nei confronti della propria figlia: \u00e8 stato ammesso nella \u201cVetrina\u201d del \u201cValdarno Cinema FEDIC\u201d 2008. L\u2019attivit\u00e0 cinematografica di Agostino Vincenzi prosegue con \u201cL\u2019altro lato della strada\u201d (2010) e \u201cLa verifica\u201d (2016). Il primo, che \u00e8 ispirato ad una storia vera desunta da una confidenza di una sua alunna, narra la casuale scoperta da parte di una giovane ragazza della buona borghesia, di ipocrisie, segreti, bugie, ma, soprattutto, di insospettabili ambiguit\u00e0 che si celano all\u2019interno della sua famiglia: un tema delicato in cui emergono anche problemi di omosessualit\u00e0. L\u2019altro, che \u00e8 ambientato nella scuola, microcosmo di caratteri, di sentimenti, di sensazioni, \u00e8 stato realizzato dall\u2019autore, come lui avverte, come pretesto per sottolineare, per stigmatizzare e soprattutto coinvolgere o, forse, per rivivere una scuola che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e che, secondo lui, si \u00e8 adattata troppo in fretta ad una tecnologia invadente che poco aiuta alla formazione umana dei giovani. Ma lo ha realizzato, forse, anche come un motivo per ridare forza e coraggio alla speranza. Non solo filmmaker Agostino Vincenzi ma anche insegnante di cinema, dopo aver partecipato negli anni a stages di approfondimento per la regia, sceneggiatura e fotografia cinematografica. Sia per il videoCineclub Pesaro che per altri Centri culturali ha effettuato delle \u201cConversazioni di Cinema\u201d supportate da sequenze filmiche opportunamente scelte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1009\" src=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4.png\" alt=\"\" width=\"870\" height=\"504\" srcset=\"https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4.png 870w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4-300x174.png 300w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4-768x445.png 768w, https:\/\/fedic.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/4-330x191.png 330w\" sizes=\"auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px\" \/><\/p>\n<p>Temi svolti: Educazione visiva e la struttura del racconto dove si sofferma in particolare su Le invenzioni narrative di Michelangelo Antonioni; La semplicit\u00e0 dell\u2019opera e l\u2019alto valore della sua umanit\u00e0 di Pietro Germi; I generi cinematografici: Il western classico; su Mario Monicelli \u201cPer apprezzarne la saggezza mai retorica di un protagonista della vita italiana\u201d; Il mistero e la paura nel cinema di Alfred Hitchcock; Francesco Rosi: lettura del film Uomini contro; \u201cLa forma della luce: pensiero costante che illumina il cammino della vita\u201d. Concludono, per ora, il curriculum cinematografico di Agostino Vincenzi, la cui attivit\u00e0 culturale \u00e8 contrassegnata per\u00f2 da altri momenti significativi. Per anni, infatti, si \u00e8 dedicato al Teatro rappresentando e dirigendo alcuni spettacoli. Una passione che gli \u00e8 nata dall\u2019attrazione per l\u2019attivit\u00e0 del gruppo \u201cPiccola ribalta\u201d, fondato nel 1952, nata dalle attivit\u00e0 del Festival dei gruppi di Arte Drammatica. A quel gruppo Agostino Vincenzi ha offerto la sua collaborazione, in giovane et\u00e0, pitturando scene di cartapesta e, come modestamente afferma, raddrizzando chiodi usati per poterli riutilizzare in spettacoli successivi. Ed intanto seguiva con vivo interesse, incontri, discussioni, letture di testi teatrali e prove conseguenti allo scopo di poterli poi rappresentare sotto l\u2019attenta guida del regista e scenografo Carlo Vada. Questa attivit\u00e0 teatrale gli ha consentito di conoscere figure, come, Arnaldo Ninchi e Glauco Mauri che tanto avrebbero dato in seguito alla televisione e al teatro italiano: \u201cPersonaggi dai quali, avendoli frequentati, ho potuto ascoltare, seguire i loro percorsi ed apprendere modi, tempi e la straordinaria funzione del teatro, quale luogo dell\u2019incontro, della condivisione e della cooperazione\u201d. Tra gli spettacoli diretti meritano di essere segnalati le commedie dialettali El quartir e i su parch\u00e9 e Nadel sla nev, ma soprattutto Cegh, zop, matt, a so tutt me, proposto dall\u2019Associazione teatrale \u201cLe Ombre\u201d, sulla vita e le opere del \u201cpoeta degli umili\u201d Odoardo Giansanti, meglio noto come \u201cPasqualon\u201d, nato a Pesaro il 18 settembre 1852 dove muore il 1 settembre 1932: \u201cUn personaggio, secondo Agostino Vincenzi, che per Pesaro rap65 present\u00f2 qualcosa di diverso all\u2019incirca nello stesso periodo storico come Trilussa a Roma e Di Giacomo a Napoli. Fu il poeta del mondo dei poveri e degli ignoranti che popolavano il centro urbano di Pesaro e dintorni\u201d. Uno studio, quello del poeta, che ha offerto la possibilit\u00e0 di approfondire la conoscenza di particolari momenti della storia cittadina e della sua quotidianit\u00e0, tra la fine dell\u2019Ottocento e i primi del Novecento, ma anche di conoscere caratteristiche e peculiarit\u00e0 del dialetto locale. Un uomo di cultura attento osservatore di ci\u00f2 che lo circonda, lo definisce in un articolo pubblicato sulla Rivista mensile \u201cIl marchigiano\u201d Enzo Curini, che poi aggiunge: \u201cVincenzi oltre ad essere un bravo regista, \u00e8 un poeta, un poeta della pellicola, se cosi lo si potesse definire\u201d. E noi aggiungiamo, aggiornando il concetto, che lo si pu\u00f2 senz\u2019altro definire \u201cUn poeta del cinema\u201d. (Carte di Cinema online numero 14 ottobre 2017).<\/p>\n<p>Filmografia<\/p>\n<p>Pellicola: 1964 IL TRAMONTO \u2013 1965 LE DUE CITTA\u2019 \u2013 1965 IL FESTINO \u2013 1966 IL TEMPO CHE OCCORRE \u2013 1967 LE ORE INUTILI \u2013 1968 LA STANZA NELLA NEBBIA \u2013 1969 ELLISSE \u2013 1977 QUEL GRIGIO COLORE DEL TRENO \u2013 1978 PIU\u2019 COSE PER UNA SOLA VACANZA \u2013 1979 IL CASO FRANCESCO \u2013 1982 \u2026 E ALLORA?\u2026<\/p>\n<p>Digitale: 2004 RUMORI DALLA MEMORIA \u2013 2005 LE DONNE DI PESARO \u2013 2007 TITOLO PROVVISORIO \u2013 2010 L\u2019ALTRO LATO DELLA STRADA \u2013 2016 LA VERIFICA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN PROFILO di Paolo Micalizzi La passione per il cinema per Agostino Vincenzi nacque, come ricorda, alla fine degli anni quaranta, inizi cinquanta quando, per curiosit\u00e0, incominci\u00f2 a raccogliere spezzoni di pellicola che l\u2019operatore del cinema \u201cArena\u201d di Pesaro, che essendo all\u2019aperto funzionava soltanto d\u2019estate, buttava sulla strada dalla cabina di proiezione. 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